Cos’è la famiglia oggi? La sintesi dell’incontro di Ruscello con Ottonelli e Fedeli

Cos’è la famiglia? Papa Francesco l’ha definita un’alleanza gioiosa tra un uomo e una donna, mentre Giorgio La Pira la considerava la struttura portante della società. Con queste due citazioni, il presidente delle Acli provinciali di Arezzo Stefano Mannelli ha aperto il dibattito “C’era una volta la famiglia… Serve ancora la famiglia?” che, organizzato dalla Federazione Anziani e Pensionati delle Acli e ospitato nei locali del circolo di Ruscello, ha proposto un’interessante e partecipata serata in cui sono stati confrontati due diversi punti di vista. Da una parte c’era la visione laica di Valeria Fedeli (sindacalista, senatrice ed ex ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel Governo Gentiloni), mentre dall’altra la visione cattolica di Omar Ottonelli (dottore di ricerca in storia del pensiero economico e tra gli animatori del Forum delle Associazioni Familiari di Arezzo). I due hanno proposto idee e contributi diversificati che hanno permesso di approfondire la mutazione culturale vissuta negli ultimi anni dalla società tra famiglie tradizionali, convivenze e unioni civili, con l’emergere di nuove situazioni e di nuove difficoltà su cui le Acli si sono volute interrogare. «Le Acli – ha ribadito Angiolo Chini, segretario provinciale della Federazione Anziani e Pensionali, – hanno il dovere di chiarire le problematiche vissute dalle famiglie, le difficoltà che interessano i giovani e le mutazioni culturali che riguardano la società, per individuare nuovi servizi e forme efficaci di politiche di sostegno».

Il primo intervento è stato di Ottonelli che ha proposto alcune riflessioni sulle trasformazioni antropologiche che stanno ridisegnando i confini della famiglia, rendendone sempre più liquida la definizione. «Cosa fosse la famiglia – ha affermato per inquadrare le tesi trattate, – non l’ho imparato dalla Bibbia e dai dogmi, ma l’ho imparato dal libro di biologia delle medie dove si diceva che per fare un figlio occorrono un uomo e una donna». Il relatore si è soffermato su quella che ha descritto come il vertice più progredito di questa deriva culturale, cioè la pretesa di svincolare l’identità biologica di ogni persona dalla sua identità sociale, una pretesa che è ben sintetizzata dalla cosiddetta teoria gender che è stata ritenuta da papa Francesco “la più grande nemica del matrimonio”. Ottonelli ha spiegato come la cultura sia sempre più disposta a tradurre il nobile desiderio di genitorialità in un inesistente “diritto al figlio” e in pronunce legislative e giudiziarie sempre più favorevoli a convalidare nuove forme di famiglia che finiscono per fornire preoccupanti legittimazioni alla mercificazione della vita stessa e ad una surrogazione delle figure biologiche di padre e di madre previste dall’ordine naturale. «Se ciò, da un lato, concorre a trasformare il figlio da soggetto di diritto ad oggetto di presunti diritti altrui – ha argomentato, – dall’altro produce un’autentica liquefazione dei confini della famiglia. Il rischio è che, con il pretesto di estendere la definizione di famiglia, si finisca per produrre la definitiva scomparsa dell’ultimo grande corpo intermedio sopravvissuto alle rivoluzioni culturali della contemporaneità».

Come contraltare, l’onorevole Fedeli si è soffermata su quelli che devono essere i valori fondanti di una famiglia e che, al di là di ogni divergente visione, dovrebbero riunire la cultura laica e la cultura cattolica. La famiglia, infatti, non è superata in quella che è la sua identità più profonda, cioè nell’unione di amore e di rispetto tra due persone che reciprocamente e liberamente riconoscono di avere pari diritti, pari doveri e pari responsabilità, con un impegno comune nell’educazione e nella formazione dei figli. «Le famiglie si evolvono – ha spiegato l’ex ministro, – e la legislazione ha il dovere di seguire le trasformazioni sociali. La famiglia non è superata, ma la famiglia non può più essere intesa come quella di una volta. Ma c’è una cosa che non cambia e che va rimessa al centro: oltre ogni divisione di pensiero, la famiglia deve essere intesa come un luogo di amore, di rispetto e di doveri verso l’altro».

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