LA FAMIGLIA – Riflessioni e strategie politico-sociali dalle Acli

In un’attenta lettura della realtà complessiva di questo difficile momento storico, il maturare una visione d’insieme dei numerosi problemi e il seguire il cittadino in tutto il suo percorso devono essere oggetto delle attenzioni delle Acli e della FAP. Sono azioni fondamentali per arrivare a declinare proposte concrete e a trovare le migliori soluzioni con una logica di priorità. E, tra le priorità assolute, rientra il sostegno ideale e pratico alla famiglia con figli da crescere e da rendere partecipi della vita comunitaria e sociale, assumendosi gradualmente le loro responsabilità.

Vogliamo pertanto ricordare e condividere totalmente il riconoscimento dei valori sociali attraverso un welfare con politiche più forti per fare più forte la famiglia. Il nostro Paese deve investire di più sul potenziale offerto dalle famiglie per rafforzare la coesione sociale e per dare una spinta ad una nuova direzione allo sviluppo. La profonda crisi, i cui effetti permangono anche a fronte dei timidi segnali di ripresa, ha infatti ridotto in maniera significativa e disuguale i redditi familiari e ha ampliato l’area della disoccupazione ed inoccupazione, approfondendo povertà ed esclusione, e contemporaneamente ha appesantito il carico educativo, assistenziale e di cura che è divenuto per le famiglie ormai insostenibile.

Per affrontare questa sfida che investe il modello stesso di società del futuro non bastano misure parziali e bonus o interventi transitori che costituiscono solo “boccate d’ossigeno” nella permanente apnea di un ambiente sfavorevole alle relazioni, alle generatività, alla cura. Occorrono, al contrario, politiche familiari mirate, integrate, strutturali e partecipate, con l’obiettivo di sostenere e potenziare le funzioni già oggi svolte dalle famiglie per il benessere dei loro componenti, andando a rafforzare anche la solidarietà tra i generi e le generazioni.

La definizione di un piano nazionale per le famiglie va orientato verso tali obiettivi, non sostituendosi alle politiche settoriali, ma integrando e rafforzando tutte le singole politiche: fiscali, lavorative, di welfare… Questa è la soluzione per offrire una strategia complessiva che ad oggi manca. Oggi non ci possiamo più permettere questa mancanza e quindi c’è bisogno di una forte volontà politica.

Servono maggiori finanziamenti a fronte della stagione dell’incertezza rispetto ai fondi sociali nazionali, ma questi devono essere finalizzati ad una riorganizzazione e ad un ripensamento del nostro sistema di welfare con l’obiettivo di offrire:

  • diritti certi per tutte le famiglie commisurati alle specifiche condizioni, attraverso livelli essenziali esigibili delle prestazioni;
  • una visione promozionale ed inclusiva, e non soltanto assistenziale;
  • un reale coinvolgimento dei soggetti sociali, valorizzando in particolare la contrattazione sociale-territoriale;
  • lo sviluppo di una cultura gerontologica e geriatrica per realizzare servizi per l’età anziana;
  • il riconoscimento e l’esigibilità di veri e propri diritti sociali, la cui identificazione doveva trovare la sua realizzazione tramite i livelli essenziali di assistenza sociale;
  • l’eccellenza e la qualità come risposta alla limitatezza delle risorse.

 

Dentro questa cornice vanno collocate le nostre principali proposte di Acli e FAP, per dare concretezza ad uno strategico programma di impegno politico-sociale. Le politiche per le famiglie devono essere necessariamente espansive e porre l’attenzione all’adeguatezza e all’equità del sostegno dei redditi, attraverso agevolazioni fiscali e trasferimenti monetari in ragione della composizione e delle condizioni socio-economico dei nuclei familiari. In parallelo, dovranno essere promossi lo sviluppo, l’accessibilità e la qualità di un sistema integrato di servizi, in un’ottica partecipativa e inclusiva lungo tutto il corso della vita.

Quindi le Acli e la FAP chiedono:

  1. politiche fiscali con l’introduzione di un nuovo assegno familiare universale;
  2. politiche per il superamento della condizione di povertà assoluta, con il potenziamento di alcune risorse che rendano la misura universalistica e più adeguata a consentire l’uscita delle famiglie dalla condizione di disagio,
  3. l’adozione di un piano di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale;
  4. la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps) per garantire in tutto il Paese analoghi servizi ed interventi, incrementando i fondi sociali, promuovendo la programmazione nazionale, integrando i Lea sanitari, potenziando su territori i servizi consultoriali e d’informazione per il sostegno alle famiglie;
  5. una particolare attenzione alle competenze qualificate per il supporto dei soggetti vittime di violenza intra-familiare;
  6. politiche per la non-autosufficienza, con la definizione di un piano nazionale e di una normativa quadro;
  7. politiche abitative per il sostegno e l’agevolazione per gli affitti delle abitazioni per le giovani coppie.
  8. un’armonizzazione del lavoro con la vita familiare. La coesistenza di alti tassi di natalità e occupazione per uomini e donne è possibile investendo in servizi socio-educativi 0/3 anni, territorialmente diffusi e di qualità, stabiliti a livello nazionale con un controllo costante della qualità dei servizi offerti per garantire il diritto all’istruzione ad ogni bambino e per favorire la continuità dei servizi per la prima fascia di infanzia con quelli da 3 a 6 anni, sia in termini di offerta formativa che di costi a carico delle famiglie con attenzione sulle modalità di sviluppo dei “poli educativi”.

 

Le Acli dovranno iniziare a riflettere e decidere di ricoprire un ruolo da protagonista.

 

 

PAOLO FORMELLI

SVILUPPO ASSOCIATIVO

 

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