Palestina: il silenzio non può essere un alibi

Quello che sta avvenendo in Palestina richiama l’orrore evocato dalle parole di Papa Francesco: «Questa non è guerra, è crudeltà». A quelle parole sento di dover aggiungere che siamo di fronte a un nuovo olocausto, una nuova pulizia etnica, l’ennesimo genocidio, prodotto e tollerato da una certa cultura giudaico-cristiana, da quella delle sette americane e dal sionismo.

Nessuno, nel nostro tempo, può avere alibi. I fatti e le circostanze sono online, sotto gli occhi di tutti. Nel nostro piccolo abbiamo il dovere di parlare e di agire, per non essere condannati dalla storia, dalla ragione e dall’unico Dio. Soprattutto chi ricopre incarichi istituzionali è chiamato a custodire i valori intoccabili della Costituzione e della cristianità, non può continuare a voltarsi dall’altra parte. La storia giudicherà chi oggi sceglie il silenzio. E la responsabilità rischia di essere persino più grave di quella di altri governanti del secolo scorso, perché oggi si vede ciò che accade, lo si conosce e, nonostante questo, non si condanna, non si interviene, si rifiuta di aiutare e di operare per fermare questo scempio.

Per questo rivolgiamo come Acli di Arezzo un richiamo e una condanna a quanti rappresentano le istituzioni e fanno finta che tutto ciò sia normale. Allo stesso tempo rivolgo un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché intervenga nel suo ruolo di garante dei supremi valori costituzionali. Prolungare il silenzio rischia di diventare davvero incomprensibile. Tollerare questa deriva significa correre il rischio che l’inaccettabile diventi normale, anche nel nostro Paese.

Luigi Scatizzi
Presidente Acli Provinciali di Arezzo

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